Sono parecchi giorni che non pratico, non posso dire di sentire una particolare differenza, né nelle energie né nell’umore e nemmeno nelle cose che muovo intorno. Navigando in rete, cercando immagini e file audio legati alla pratica, così, per curiosità, mi sono imbattuto in alcune pagine e testimonianze sul buddismo della Soka Gakkai che mi hanno disturbato un po’.
Senza entrare nel dettaglio, considerando anche che molti racconti personali e anonimi possono essere motivati da ben altre ragioni che da semplice spirito critico, mi sembra di capire che la Soka Gakkai sia considerata in più Stati e da più persone come una setta e non come una religione. In parte è questo che mi ha turbato, ma non solo.
E se certamente devo considerare in primo luogo cosa un percorso dà a me piuttosto che opinioni di persone che nemmeno conosco, devo ammettere che il poter far parte di qualcosa di in qualche modo avvicinabile a una setta mi mette i brividi.
Ma la cosa più importante è che queste letture hanno semplicemente aperto dei dubbi che già mi portavo dentro, delle perplessità che, nell’approccio al buddismo, avevo messo da parte perché convinto di essermi avvicinato a qualcosa di realmente diverso. L’impressione, ora, pensandoci su a mente distaccata e allontanando l’influenza di pareri negativi, è che in fondo non sia così diverso. Non so se è per una sorta di mio orgoglio o di spirito anti-religioso che mi contraddistingue, ma l’idea che la mia felicità sia (del tutto o in parte) subordinata alla recitazione di una formula non la posso accettare. Un cattolico praticante potrebbe dirmi che dalla preghiera trae forza e serenità nell’affrontare gli aspetti negativi della vita. Sarei felice per lui, ma respingerei con fermezza l’idea di poter seguire la stessa strada. In questo senso non mi fa troppa differenza che ci si rivolga a un dio o a una buddità interiore da far emergere. E’ un percorso che preferirei poter fare io, solo in quanto essere umano che si confronta con il mondo e l’alterità, ma senza preghiere, senza formule, senza ricette già pronte.
Non lo so. Sono dubbi, pensieri che interrogano il mio essere in ricerca, il mio essere uomo. E probabilmente queste poche parole nemmeno ne rendono la complessità.