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Dubbi e distanze

Sono parecchi giorni che non pratico, non posso dire di sentire una particolare differenza, né nelle energie né nell’umore e nemmeno nelle cose che muovo intorno. Navigando in rete, cercando immagini e file audio legati alla pratica, così, per curiosità, mi sono imbattuto in alcune pagine e testimonianze sul buddismo della Soka Gakkai che mi hanno disturbato un po’.

Senza entrare nel dettaglio, considerando anche che molti racconti personali e anonimi possono essere motivati da ben altre ragioni che da semplice spirito critico, mi sembra di capire che la Soka Gakkai sia considerata in più Stati e da più persone come una setta e non come una religione. In parte è questo che mi ha turbato, ma non solo.

E se certamente devo considerare in primo luogo cosa un percorso dà a me piuttosto che opinioni di persone che nemmeno conosco, devo ammettere che il poter far parte di qualcosa di in qualche modo avvicinabile a una setta mi mette i brividi.

Ma la cosa più importante è che queste letture hanno semplicemente aperto dei dubbi che già mi portavo dentro, delle perplessità che, nell’approccio al buddismo, avevo messo da parte perché convinto di essermi avvicinato a qualcosa di realmente diverso. L’impressione, ora, pensandoci su a mente distaccata e allontanando l’influenza di pareri negativi, è che in fondo non sia così diverso. Non so se è per una sorta di mio orgoglio o di spirito anti-religioso che mi contraddistingue, ma l’idea che la mia felicità sia (del tutto o in parte) subordinata alla recitazione di una formula non la posso accettare. Un cattolico praticante potrebbe dirmi che dalla preghiera trae forza e serenità nell’affrontare gli aspetti negativi della vita. Sarei felice per lui, ma respingerei con fermezza l’idea di poter seguire la stessa strada. In questo senso non mi fa troppa differenza che ci si rivolga a un dio o a una buddità interiore da far emergere. E’ un percorso che preferirei poter fare io, solo in quanto essere umano che si confronta con il mondo e l’alterità, ma senza preghiere, senza formule, senza ricette già pronte.

Non lo so. Sono dubbi, pensieri che interrogano il mio essere in ricerca, il mio essere uomo. E probabilmente queste poche parole nemmeno ne rendono la complessità.

Sto leggendo il libretto pubblicato dall’Istituto Buddista Italiano Soka Gakkai, Felicità in questo mondo: un racconto semplice che segue i dubbi di un principiante come me e dà molteplici risposte, una delle quali è per me fondamentale: la pratica. Per convincersi della costruzione teorica che sta dietro il Nam-myoho-renge-kyo serve prima di tutto la pratica, portata avanti con impegno. E sarà la pratica stessa, con tutte le sue difficoltà, a raccontare della veridicità della teoria che ci sta alle spalle.

Questo è lo sforzo richiesto e necessario per mettere in moto quella positività che è innata dentro di noi. Ci provo, non sempre quotidianamente, e la maggior parte delle volte la differenza è sensibile, soprattutto come capacità di gestire l’umore, come capacità di reazione alle situazioni negative, come energie capaci di portare positività anche in chi mi sta vicino. E pare già tantissimo.

Positivo vs negativo

Sono giorni emotivamente difficili, che mi impegnano molto e non è sempre facile rispondere positivamente alla situazioni. Come con la rabbia, non riesco ad anticipare la reazione negativa. Purtroppo ieri non sono potuto andare al mio primo incontro con il gruppo della mia zona, per altri impegni già presi da tempo. Mi dispiace, mi hanno detto che confrontarsi e recitare insieme è molto bello e dà forza. Intanto la pratica personale mi dà tranquillità, è come se mi ricaricasse, anche se forse in questi giorni avrei bisogno di ricariche continue di positività, di energia, di serenità.

Rabbia

La rabbia: è la cosa più difficile da gestire, in questo percorso. Arriva a ondate, esplode prima che riesca a incanalarla in un’altra forma di energia, poi magari ce la faccio, ma come a ricomporre tutto dopo l’esplosione.

Notturno

E’ il primo post, lo so. Ma l’orario notturno e i pensieri negativi che sto cercando di controllare non mi portano a scrivere grandi premesse. Il mio avvicinamento al buddismo è avvenuto grazie a una persona di cui mi fido moltissimo e che mi ha parlato, lasciandomi incuriosito, quasi scosso. Difficile crederci, poi, quando inizi. C’è come un senso di diffidenza, di sfiducia aprioristica, che nasce dalla delusione delle esperienze religiose codificate: la religione impone dogmi e riti che spesso lasciano vuoti, incompresi a un significato più profondo, e il vivere individualisticamente la religione, il rapporto con la divinità, al di là di ogni pratica condivisa e di ogni regola, è una situazione tutto sommato spesso anche molto facile, accomodante.

Con il buddismo è già l’approccio di partenza a essere diverso. Recito forse da un paio di settimane, con tutti i dubbi e la diffidenza iniziale, ma devo essere sincero: la mia vita è già cambiata.

Come segnare la differenza? Prima di tutto nel porsi un obiettivo al momento di mettersi a praticare, un piccolo impegno mentale (volendo anche egoistico) ma che permette una maggiore determinazione nella recitazione del daimoku.

Poi, concretamente: alzarmi al mattino pieno di energie e voglia di fare, che non mi capitava da troppi mesi, forse da anni (mi alzavo perché costretto da una sveglia e da un lavoro); capacità di reazione positiva alle situazioni e agli stati d’animo negativi, altra cosa che non capitava da troppo tempo, quando fino ad alcune settimane fa era la paranoia a farla da padrona sul controllo del mio cervello e dei miei pensieri; e ancora, voglia di fare, concretezza, idee per sbloccare una situazione di precarietà lavorativa che da qualche mese mi mandava in depressione. Energia.

Non c’è bacchetta magica, non c’è paroxetina che lavori sul sistema nervoso. Ci sono solo io. Le persone. Il mondo. Nessun dio, difficile concepirlo, impossibile crederlo, da troppo tempo. Meglio così, per me, convinto che la profondità della vita spirituale non dipenda dall’esistenza (presunta o creduta) di una divinità a cui rivolgere le proprie preghiere.

E questa ennesima notte che vuole virare alla fastidio e alla rabbia, anche questa notte ritorna a concentrare la mente e l’energia vitale nella direzione migliore, per non disperderla nel niente, per non perdere altro tempo.